Qualche settimana fa abbiamo inviato una comunicazione relativa alla rete su lastra ceramica, spiegando la nomenclatura utilizzata sul mercato e la funzione della rete stessa.
Cosa succede quando siamo in presenza di materiale naturale? Marmo, granito, quarziti o altro? Siamo in presenza di due possibili casistiche, aventi entrambe la medesima funzione: la sicurezza fisica degli addetti alla lavorazione e degli utenti finali; nel caso di rottura, il materiale non si disperde ma rimane attaccato alla protezione applicata.
Caso 1: al momento dell’acquisto della lastra, il materiale – sovente – ha già applicato uno strato di rete, consuetudine nel mondo del marmo, specialmente in lastre da spessore 2 cm (non con spessore superiore a 3 cm), ma non in quello del granito, che risulta esserne sempre privo. Alcuni fornitori, poi, differenziano la materia a seconda della consistenza e durezza; per essere pratici, quasi sempre troviamo la rete su un Emperador, quasi mai su un Carrara. La ragione è abbastanza semplice: se il materiale richiede resinatura, perché non compatto, la stessa macchina che resina la lastra e poi la lucida ha la dotazione automatica dell’applicazione della rete.
In questa prima casistica, tutto è riconducibile a quanto spiegato con precedente comunicazione riguardante la ceramica, ma sottolineiamo che in talune occasioni la nostra azienda, dopo aver lavorato la lastra, rinnova l’applicazione della rete, stendendone un nuovo strato o completando l’esistente danneggiato.
Caso 2: se il materiale è privo di rete, si agisce creando una fresata, o più, sulla faccia inferiore del manufatto, di altezza di circa 6 mm, dove si inserisce una lamella in acciaio inox, che viene poi incollata.
Per i non addetti al settore, sfatiamo il concetto di “intervento per rinforzo strutturale”; trattasi invece di operazione da eseguire per la sicurezza della persona.